Benessere
  • Questo blog, spaziando dalla medicina alla psicoterapia, mira a far riscoprire un sereno rapporto medico-paziente basato sulla fiducia e sul dialogo

    A cura di Federica Leva
  • 6.2.13
    Chiunque ami leggere e perdersi fra i sentieri delle pagine sa che è possibile; anzi, sicuramente è ben consapevole delle forti emozioni che gli si scatenano nella mente e nel cuore, mentre s’addentra nell’intrico di storie coinvolgenti o s’abbandona con l’immaginazione a scenari che rilassano l’animo, favorendo un momento d’aggancio con se stesso e il mondo. Non dovrebbe pertanto stupire che lo psichiatra statunitense William Menninger, nato e vissuto nel ‘900, abbia codificato una forma di trattamento terapeutico chiamata “biblioterapia”, finalizzata a riflettere su di sé e a elaborare strategie per gestire e vincere alcuni tipi di problematiche psicologiche.

    La lettura di un libro specifico permette al lettore di evadere dalla quotidianità, di simpatizzare per un personaggio, di condannarne un altro senza troppi sensi di colpa, e di vivere empaticamente le loro vittorie e le loro sconfitte. Proiettando le emozioni e i problemi del reale in un “Altrodove” sicuro, il lettore può osservarsi dall’esterno, un passo dietro se stesso, come se la sua vita fosse un libro e lui fosse il curante dei suoi stessi disagi. In Italia, la biblioterapia è ancora una disciplina minore, praticata nella penombra da psicologi, psicoterapeuti ed educatori, ma negli Stati Uniti e in Inghilterra vanta una storia secolare, e sono ormai molti gli studi condotti con gruppi di controllo che ne attestano la validità in vari campi dei disordini psicologici, come i disturbi alimentari o la difficoltà a gestire la rabbia, l’ansia e le forme lievi e moderate di depressione. Non solo, i libri possono curare anche l’insonnia e le disfunzioni sessuali.

    Verso la fine dello scorso secolo, uno studio sugli effetti della biblioterapia, pubblicato sul Journal of Counsulting and Clinical Psycology, dimostrò con dati statistici l'effettiva portata clinica nella riduzione dei sintomi depressivi e disfunzionali dei pazienti. Sulla scia di questi e altri risultati, dal prossimo maggio i medici di famiglia britannici inizieranno a trattare alcuni disturbi mentali e dell’umore attraverso l’innovativa prescrizione di libri, scelti accuratamente fra una lista di trenta titoli proposti dalla Society of Chief Librarians e dalla The Reading Agency. La scelta del libro prescritto non sarà casuale, ma ponderata sulla base del disturbo presentato dal paziente, e al termine della visita il medico compilerà una ricetta che dovrà essere presentata in una biblioteca, anziché in farmacia. I libri selezionati raccolgono racconti, novelle e poesie di autori anglosassoni come Terry Jones, Jo Brand, Frances Hodgson Burnett (“Il giardino segreto”) e Laurie Lee (“Un bel mattino d'estate”).

    Attualmente, il programma è finanziato dall'Arts Council England con 19 mila sterline; se anche il Department of Health supporterà la The Reading Agency, il progetto avrà una durata triennale.

    Fra i testi italiani di ultima generazione, il romanzo di Loredana Limone, “Borgo Propizio” (Ed. Guanda), si è fatto notare da alcuni psicologi per la portata terapeutica delle sue pagine. Scritto dopo due gravi lutti vissuti dall’autrice, offre al lettore un luogo sereno in cui rifugiarsi e ritrovare la speranza e la leggerezza necessarie per affrontare la vita di tutti i giorni. Venerdì 8 febbraio c.a. presenzierò alla IACP di Milano per un aperitivo psico-letterario su questo romanzo. Quando ha saputo della mia presenza, l’autrice mi ha confessato d’aver timore d’essere psicanalizzata ed io, con irridente malizia, le ho assicurato che è il prezzo da pagare per aver scritto un romanzo curativo, anziché una storiella di passaggio da leggere sotto l’ombrellone.

    Vi lascio con l’augurio di una “buona lettura”, qualunque libro vogliate scoprire, sia per trarne benessere e cura sia per il solo piacere di trascorrere qualche ora in compagnia di una buona storia.

    Sono presenti 25 commenti

    Anonimo ha detto...

    Federica sei davvero grande. più ti leggo più aumenta la mia considerazione nei tuoi confronti.
    Tutti i migliori auguri che tu possa seguitare la tua opera, sia dove svolgi la tua attività, sia su questo giornale. Ciao

    Anonimo ha detto...

    Complimenti per l'articolo non solo svliluppato bene, ma anche molto interessante!
    ;)

    Federica ha detto...

    Grazie, Primo Anonimo: che tu sia un buon profeta! Spero e che le cose prendano la giusta direzione anche nel terzo ramo di cui sei a conoscenza.
    Grazie anche al Secondo Anonimo. Mi fa piacere che l'articolo l'abbia interessato.

    Gabriella Nicolini ha detto...

    Interessante Federica! Sei "una grande!! Grazie

    Federica ha detto...

    Grazie, Gabriella!

    Anonimo ha detto...

    Io ho mi sono curata un'incipiente depressione con la lettura dei miei libri preferiti, "Il Signore degli Anelli" in testa...
    Mariangela

    Federica ha detto...

    Mi dispiace per la depressione, Mariangela! Spero che sia soltanto un brutto ricordo, adesso... Anche grazie a Tolkien!

    ory deva ha detto...


    grazie Federica, sempre interessanti i suoi articoli.....per quanto mi riguarda sono sempre stata una lettrice interessata ma da qualche anno i libri mi annoiano...non riesco a leggerne uno intero...anche dell'argomento che più mi interessa spizzico pagine qua e là e mi basta...ma leggerlo dalla prima pagina all'ultima mi rende insofferente e mi fa sentire come in gabbia. Mi spiace ma è quello che vivo...poco tempo e sempre di più l'esigenza di leggere il mio libro interiore....che non smette di sorprendermi e di indicarmi sotto varie forme la strada....grazie

    Federica ha detto...

    Non si deve dispiacere, se in questo momento non riesce a leggere, Ory Deva. La Biblioterapia serve per imparare a indagare e copmrendere l'Io Interiore; se ha trovato qualcosa - o qualcuno - che le consente di farlo anche senza libri, il risultato è ugualmente conseguito, e posso solo essere felice per lei!

    ory deva ha detto...

    Grazie a lei...questo mi consola e mi fa sentire meno in colpa verso la lettura :-) razionalmente non so cosa sia il sostitutivo...so che mi succede inconsciamente e sento che è bene assecondare il mio sentire.

    Federica ha detto...

    Assolutamente! Se leggere diventasse una costrizione, perdererebbe qualunque effetto terapeutico. E anche leggere un po' qui e un po' là può avere un significato e una sua funzione.

    Anonimo ha detto...

    Anche Clarissa Pinkola Estes, a quanto ne so, cura i suoi pazienti con la lettura. In qursto caso però penso che lei utilizzi fiabe e miti. Interessante quel "Borgo Propizio"... mi piacerebbe leggerlo. Bellissimo articolo.
    Chiara

    Anonimo ha detto...

    LEGGETE, LEGGETE... CIO' SERVE A CURARE ANCHE LA DEPRESSIONE DEI LIBRAI, DEGLI EDITORI MA SOPRATUTTO QUELLA DEGLI SCRITTORI. DUNQUE FA SEMPRE BENE LEGGERE! ASSOLUTAMENTE.

    Anonimo ha detto...

    Bello, Federica! E speriamo che stimoli qualche neghittoso a comprare e a leggere di più... Adriana Comaschi

    Anonimo ha detto...

    E' indubbiamente utile sapere che basta veramente poco per stare meglio. Grazie. G.

    Anonimo ha detto...

    Federica con me sfondi una porta aperta. Sono reduce da un'interessante lettura del libro Il Drago come realtà. L'autrice è Silvana De Mari, psicoterapeuta oltre che medico e autrice come te. Anche lì si dice che (in particolare parlando di fiabe e di letteratura dell'immaginario) che la riproposta degli archetipi in cui l'uomo proietta sentimenti paure e aspettative è di aiuto alla psiche. Personalmente posso confermarti che il senso di appagamento che talvolta mi deriva dalla lettura di un libro è realmente avvertito quindi non posso che confermare quello che scrivi. Che il mondo anglosassone poi sia più avanti in certi campi, anche questo è un dato di fatto. Fa un pò specie pensare che nell'era della tecnologia una cosa semplice e antica come la lettura di un libro possa ricevere fortunatamente ancora tanta attenzione. Sarebbe interessante fra qualche anno sapere i risultati del programma varato in Gran Bretagna. So che importanti risultati sono già stati ottenuti negli Stati Uniti col progetto Nati per leggere (per la lettura in età prescolare, approdato anche in Italia e a cui aderiscono biblioteche, scuole e pediatri!

    Federica ha detto...

    Grazie, Adriana, per il commento e il passaggio. Grazie anche a te, Anonimo/a G.. Ho capito chi è il terzo anonimo, anche se ha dimenticato di firmarsi, e mi fa piacere e onore avere, fra i commentatori, una bibliotecaria di professione. Hai fatto bene a citare Silvana de Mari. Anche se non concordo con tutto quello che scrive ne "Il drago come realtà", mi piace il modo in cui interpreta le fiabe, mostrando come diversi bambini possano trovare se stessi in storie che, apparentemente, non avrebbero nulla di reale - ricordi una delle possibili variazioni della fiaba di Cappuccetto Rosso legata alla violenza sessuale? Non è la prima volta che mi capita di leggere interpretazioni psicologiche delle fiabe, e ogni volta ne sono affascinata. Ad esempio, quando studiavo psicoterapia ho letto la tesina di una studentessa che frequentava il corso precedente il mio e ho sorriso, con stupore e approvazione, di fronte alla sua analisi della vicenda di Cenerentola: la ragazza sembra tanto buona e mite, ma è determinata e testarda e alla fine riesce ad andare al ballo, anche contro il parere della sua stessa famiglia. Conosce il principe, trascorre la serata con lui e alla fine lo sposa (mentre le sorellastre si ritrovano scornate e con i piedi tagliati!). E' un ottimo esempio di tenacia e perseveranza adleriane, con l'aggiunta di quel senso di giustizia che fa tanto bene al cuore e alla speranza. A presto!

    Anonimo ha detto...

    Intervento interessantissimo, che apre un punto di vista inedito nei confronti di questa grande passione che è la lettura. Unire all'utile e al dilettevole anche un aspetto curativo... al di là del fatto di leggere, che è nutrimento della mente e che ci vede, comunque, eternamente in ritardo nei confronti di tante (troppe) altre nazioni, pensare di poter curare patologie della nostra delicata psiche con la lettura, quindi l'evasione, il liberarsi da catene che quotidianamente ci imbrigliano ad uno sfibrante logorio, è quanto di più solare e positivo si possa realizzare con questo semplicissimo e rilassante "esercizio"... della mente e dell'anima. Peccato che qui da noi certe inziative arrivino sempre troppo tardive. Ma forse, intelletualmente ragionando, abbiamo ciò che meritiamo... o sono troppo duro. Rinnovo i miei complimenti a Lei Dr.ssa - Nicola

    Piera Valeri ha detto...

    Leggo libri da quando ho imparato a leggere, di ogni tipo ed ogni genere, traendone sempre un grande piacere e una grande compagnia. Sicuramente ero troppo giovane quando mi trovai a leggere i grandi autori quali i russi, bravi ma decisamente pesanti, solo che in casa, negli anni cinquanta, circolavano soprattutto i così detti "libri seri", i capolavori, i soli libri da leggere. La lettura, fin da allora, era soprattutto un mezzo per uscire dalla realtà quotidiana, dalla educazione pesante di quegli anni, in cui molti ancora ricordavano la guerra da poco finita. Non era così per tutti, però. Forse, a volte, demonizziamo troppo il popolo italiano "poco amante della lettura", leggere non è solo un piacere personale, al quale si arriva con il tempo, è anche un modo di educare e di creare esempio, ma deve essere fatto in maniera leggera, ludica, come i filosofi che passeggiavano mentre inculcavano pensieri profondi e rivoluzionari. Non sempre, nella vita sociale degli italiani, sono esistiti i mezzi economici per accedere naturalmente alla lettura, al gusto del possesso del libro. La biblioteca pubblica non era così diffusa ed agibile, non solo nei piccoli centri, ma anche nelle grandi città. La scuola, per quanto cercasse di rinnovarsi, finiva con il seguire vecchie metodologie, spesso tuttora applicate, quali l'imposizioni di letture serie e pesanti da assegnare, quasi come punizioni, ai giovani studenti, soprattutto nei periodi di riposo, le famose vacanze estive. Invece di accompagnare la giovane mente passo passo verso il mondo infinito della lettura, unica vera libertà insindacabile all'interno dell'individuo, lo imbrigliava in testi pesanti ed obbligati, continui testimoni dell'apprendimento quale imposizione e non piacere di scelta. Ho usato il passato, eppure mi sembra che nei nostri tempi attuali si stia agendo più o meno con lo stesso metodo. Mi capita spesso di vedere, nel periodo estivo, giovani intenti a letture "che devono finire entro i primi di settembre, perchè a scuola...." piuttosto che "non mi disturbate, voglio finire di leggere perchè mi piace troppo".. Un libro può sicuramente essere terapeutico, sempre che la persona a cui si assegna sia disposta a leggere, il che fa comunque rientrare questo modo di curare nello stretto ambito dei lettori usuali. Ma se la persona non ha l'abitudine alla lettura che cosa troverà tra i 30 titoli scelti per la propria terapia? ancora una scelta colta ma indirizzata ad una finalità specifica: curare. Questa volta la psiche invece dell'ignoranza, tralasciando forse ancora una volta la possibilità di fare scegliere all'apprendista lettore. Non sto negando la possibilità terapeutica, accertata già in altri Paesi, bensì considerando che quanto applicato in quei posti, risulta più scontato in quanto le persone a cui si rivolgono sono già lettori abituali. Mi chiedo, infine, visto che le patologie della personalità sono molteplici e dalle molte sfumature, fino a che punto siano qualitativamente terapeutici 30 titoli già selezionati a priori e se non sarebbe interessante aggiungerne altri, da dosare un po' per volta, in più fasi, come si fa con le medicine, visto che i libri verranno dati come tali.
    Piera Valeri

    Federica ha detto...

    Per Pier Valeri. I trenta titoli sono stati selezionati a scopo di semplificare e uniformare i parametri dello studio, e quindi anche i risultati conclusivi. Non dubito che in circolazione ci siano ben più di trenta romanzi adeguati a un trattamento terapeutico, e sicuramente un giorno la rosa dei libri "curativi" verrà allargata e rivalutata periodicamente.
    Per quanto riguarda la somministrazione di una terapia così specifica a un non lettore, credo che vada da sé che la scelta sarà ponderata assieme al paziente, e in caso di rifiuto il medico proporrà un trattamento differente. Obbligare qualcuno a leggere, se è contrario alle sue abititudini e alle sue inclinazioni, sortirebbe l'effetto opposto a quello sperato.
    Quanto alla scuola, sono assolutamente d'accordo sulla necessità di rinnovare le antiquate metodologie che allontanano i ragazzi dalla lettura, anziché invogliarli a scoprire i segreti racchiusi nelle pagine di un libro. I ragazzi sono curiosi per natura e sono discreti lettori, se stimolati adeguatamente. Imporre la lettura di classici un po' pesanti non è un buon modo per dare al mondo nuovi lettori, tutt'altro... Forse gl'insegnanti della scuola italiana hanno qualche soldino investito nelle azioni dei videogiochi, chissà...

    Anonimo ha detto...

    Ciao Fedemicia. Sei unica!!!!!!!!!!!!!

    Qing Cai ha detto...

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