Benessere
  • Questo blog, spaziando dalla medicina alla psicoterapia, mira a far riscoprire un sereno rapporto medico-paziente basato sulla fiducia e sul dialogo

    A cura di Federica Leva
  • 24.4.13
    Qual è la sua prevalenza, nel mondo? É secondario a un modello genitoriale scadente o dipende da altri fattori? É possibile trattarlo con adeguata terapia e riportare il soggetto alla normalità?

    Secondo Classificazione dei disturbi psichici e comportamentali nell'infanzia e  nell'adolescenza a cura dell'OMS l’autismo è "una compromissione dello sviluppo che si manifesta prima dei tre anni di vita e da un tipo caratteristico di funzionamento anormale nelle aree dell'interazione sociale, della comunicazione e del comportamento che è limitato e ripetitivo". Come riportato nella definizione, l’esordio è precoce, di solito entro i primi 2 – 3 anni di vita, e la sua prevalenza è in costante aumento. In Italia la prevalenza dell’autismo è ancora oggi ampiamente sottostimata, ma dallo studio di Besana in Piemonte risulta nella fascia 0-18 anni un tasso di prevalenza pari a 0,72 su 1000 e nella fascia 5-9 anni, un tasso di prevalenza pari a 1,03 su 1000. La sindrome tende a manifestarsi con maggior facilità in figli di padri ultraquarantenni e colpisce più frequentemente i maschi rispetto alle femmine, con un rapporto di 4 a 1. Si è inoltre osservata una significativa concordanza nei gemelli monozigoti, e se una coppia ha già concepito un figlio affetto da autismo, il rischio d’avere un altro figlio colpito dalla stessa sindrome è 20 volte più elevato rispetto alla popolazione generale. Il carattere peculiare dell’autismo è l’isolamento fisico ed emozionale che separa il soggetto dal resto del mondo. Spesso l’autistico non cerca l’attenzione dell’altro da sé – nei casi più gravi non riconosce nessuno, all’infuori di se stesso – non aggancia lo sguardo a quello dell’interlocutore, e non manifesta né interesse né capacità espressive, sia verbali che paraverbali. Un secondo sintomo caratteristico consiste nella standardizzazione della gestualità, che appare limitata, ripetitiva e monotona.

    Esistono molti quadri del disturbo e nei casi meno gravi il soggetto è consapevole del mondo che lo circonda, ma lo percepisce come violento, molesto e pericoloso, e cerca riparo in una chiusura sempre più serrata, fino a diventare il guscio di se stesso. Secondo le ultime teorie, l’autismo non è la conseguenza di una relazione alterata con la figura materna (“madre frigorifero”), ma si configura come la via finale comune di situazioni patologiche di svariata natura e probabilmente con diversa eziologia. Le cause non sono ancora note, e sotto esame sono le vaccinazioni infantili, l’assunzione di farmaci o sostanze tossiche da parte della madre durante la gestazione e non ben precisate cause organiche.
    L’autismo appare come una sindrome in cui i cinque sensi lavorano in modo incoerente e scoordinato l’uno dall’altro, solo parzialmente formati e non compresi, né gestiti dal paziente. Ad esempio, un soggetto autistico può percepire il ronzio di un elettrodomestico come un clangore insopportabile, che lacera le orecchie e lo fa impazzire. Come conseguenza, il soggetto si copre le orecchie o le percuote nella speranza di allontanare uno stimolo estremamente fastidioso. Anche i comportamenti stereotipati hanno una spiegazione logica, fondamentale da cogliere se si vuole riuscire a entrare in relazione con il soggetto. Se un soggetto autistico si autostimola, mettendosi le mani in bocca e manipolando la saliva, o dondolandosi emettendo vocalizzi, può significare o che è infastidito da qualcosa che lo circonda – musica, voci, luci, etc… - o che non sta trovando nulla d’interessante, attorno da sé, e preferisce ricercare una gratificazione in se stesso.
    > É possibile guarire dall’autismo? Sì, ed è tanto più possibile quanto più precocemente s’interviene sul bambino, a patto che non sia affetto da un grave ritardo mentale. Se correttamente supportati, i soggetti normodotati riescono anche a conseguire la laurea universitaria. In taluni – rari - casi, si può scoprire che il bambino è un plusdotato, e che si è rinserrato in se stesso non per un deficit intellettivo ma, al contrario, per rifuggire un mondo in cui si sente inadeguato – un adulto nel corpo di un bambino. Caso clinico: M.A. si è accorta fin dalla nascita della sua secondogenita che qualcosa non andava nel modo giusto. La bambina, che chiamerò Clarissa, era dispnoica e sofferente, ma sia l’ostetrica che il ginecologo di turno non hanno confermato i suoi sospetti, sottovalutando la sua preoccupazione. In seguito all’intervento di altri tre specialisti, alla neonata è stata poi diagnosticata la “sindrome del polmone umido” con conseguente cerebropatia di grado medio-lieve e autismo infantile. Clarissa è cresciuta con evidenti deficit motori, visivi e legati al centro della parola. Alla madre è stato consigliato di rassegnarsi, perché la piccola non sarebbe mai guarita. «Questa bambina non imparerà mai a contare né ad allacciarsi le scarpe», le ripetevano medici e fisioterapisti. A disprezzo della gravità della diagnosi, M.A. non si mai arresa, ha sempre parlato alla bambina e giocato con lei, riuscendo a insegnarle le prime parole e a obbedire agli ordini semplici. Vestirla e toccarla era invece problematico, perché Clarissa urlava non appena la madre la sfiorava, mentre, a sorpresa, sembrava indifferente alle lesioni che si procurava, scalfendosi le braccia in profondità. Anche l’alimentazione era un dramma, perché la bambina non riusciva a utilizzare i muscoli facciali, in particolar modo quelli peribuccali, e non solo non assumeva il cibo in quantità adeguate, ma perdeva continuamente la saliva (Scialorrea).

    Quando Clarissa ha ormai dieci anni, M.A. legge s’un giornale di ricamo la recensione di un libro scritto dalla mamma di una bambina autistica «Vestita di nuvole - Una storia d'amore e di speranza» edito dalla Sperling & Kupfer, ed è riuscita a entrare in contatto con una giornalista che l’ha indirizzata verso il metodo terapeutico Delacato. «Per me, mia figlia è nata il giorno della prima visita» dichiara M.A. «Gli anni a seguire sono stati pesanti, il metodo era impegnativo e mi costringeva a lavorare con lei almeno sei ore al giorno, facendole eseguire una serie di brevi esercizi mirati per risolvere il suo scoordinamento sensoriale, ma a poco a poco, la bambina ha iniziato a scoprire il mondo che la circondava e a interagire in modo diverso con se stessa e con noi. Se avessi conosciuto questo metodo quando Clarissa era ancora piccola, avrei faticato meno e mia figlia si sarebbe aperta al mondo molto prima.»

    Ora, Clarissa è una giovane donna normodotata, che porta su sé, come unico segno visibile della lesione neuronale perinatale, soltanto una palpebra un po’ cadente. Persiste un danno parziale al nervo ottico, per cui le è stato sconsigliato di conseguire la patente. Nonostante questi piccoli problemi, si è diplomata, lavora e guarda alla vita con fiducia e speranza. La sua apertura al mondo e alle emozioni è completa. Il suo caso è solo uno dei tanti che si è concluso con un ottimo recupero di quelle autonomie che sembravano assenti durante l’età dello sviluppo. Non tutti, purtroppo, sono predisposti per un epilogo altrettanto felice, ma il mio messaggio, congiuntamente a quello di M.A., è un incitamento a non rassegnarsi mai.

    Se guarire non si può, è possibile migliorare.
    Sempre.

    Sono presenti 19 commenti

    Anonimo ha detto...

    COMPLIMENTI PER LA SPLENDIDA DELUCIDAZIONE IN MATERIA. SOLO UNA PERSONA VERAMENTE PREPARATA POTEVA SCRIVERLO.
    Pratonero.

    Anonimo ha detto...

    Qualche giorno fa lessi un post su facebook, al riguardo che mi fece scompisciare dal ridere. Nel senso che c'è chi darebbe la colpa all'autismo alle vaccinazioni. Forse potranno essere causa di altre cose, ma a mia veduta NON l'autismo. Che si sia trovato un modo per farla regredire è una notizia stupenda, ed era una cosa che non sapevo.
    Ciao Doc.
    Momy

    Anonimo ha detto...

    Bellissimo articolo Dottoressa, dona speranza e tanto sano ottimismo. Complimenti anche a "Clarissa" che ha avuto la fortuna di avere una mamma che non si è rassegnata a quello che i medici dicevano.
    G.

    Anonimo ha detto...

    Purtroppo sul tema autismo non sono ferrata. Penso che questo isolamento da parte di un bambino così piccolo, comunque, è molto significativo e profondo a livello psicologico. Mi fa riflettere moltissimo il fatto che un rumore esterno o un colpo ricevuto (inavvertitamente) li faccia quasi impazzire, mentre se il dolore o il rumore lo producono loro stessi, li lascia assolutamente indifferenti. Da la sensazione che la loro chiusura dipenda sicuramente da un fattore psicologico trasformando la loro paura in isolamento. I bambini tendenzialmente hanno le loro paure tante volte indotte stupidamente dagli adulti per farli star buoni (x esempio l'uomo nero); facendo così, qualunque cosa capiti, evitano situazioni difficili creando un invisibile muro tra loro e il mondo intero. Mi fa pensare parecchio il fatto che c'è il rapporto di 4-1 tra maschi e femmine: il maschio tendenzialmente è avventuriero, conquistatore, possessivo e combattente; ma forse nel caso dell'autismo il maschio non riesce a relazionare a se stesso queste caratteristiche avendo una sensibilità tipicamente "femminile". Alcuni questa sensibilità la riflettono nell'omosessualità, altri la esprimono nell'arte ed altri (forse) trovandosi impossibilitati ad esprimersi, si chiudono "a guscio" nella loro solitudine. Complimenti a Federicax il bell'articolo. Antos

    Federica ha detto...

    Grazie a tutti. Clarissa ha una mamma splendida, che conosco personalmente da anni, e che, senza saperlo, ha messo in atto le prime tecniche di recupero della figlia, "costringendola" a riconoscerla e insegnandole a parlare. Per quanto riguarda la sensibilità tattile, i bambini autistici la sviluppano in modo anomalo. Se una persona sfiora un bambino autistico, potrebbe sentirlo urlare dal dolore, perchè il piccolo è ipertattile a livello superficiale, mentre non ha sviluppato lo stesso senso in profondità. Questo spiega anche perché il bambino si martorizzi, ai nostri occhi. Si autolede per sentire qualcosa, per crearsi uno schema percettivo, e per aiutarli è necessario stimolare un normale sviluppo della percezione del tatto. Clarissa stessa è stata stimolata in questo senso, e con ottimi risultati.
    Buona serata!

    Anonimo ha detto...

    Grazie mille dott per questo articolo molto interessante. tu che sei superbrava..accennaci di piu sui neuroni specchio e la difficoltá della persona affetta da autismo di cogliere l'ironia verbale /gestuale oppure il gioco simbolico. una delle cose fantastiche che ho letto sull'autismo sono le testimonianze dirette di alcune persone affette da questo disturbo che hanno collaborato alla ricerca perchè "ad alto funzionamento" .Osservare studiare ed approfondire la tematica dall'interno è una rara fortuna. Molto ancora si deve scoprire...questo è un mondo estremamente affascinante. Grazie ancora Federica. A presto Milena......

    Federica ha detto...

    E' davvero un mondo affascinante, Milena, e leggere le testimonianze degli autistici è ancora più sorprendente. Questi soggetti daranno un notevole contributo alla ricerca, dal momento che hanno vissuto la chiusura in prima persona e, a poco a poco, anche la rinascita.
    Buona serata!

    Anonimo ha detto...

    Bellissimo articolo, molto chiaro anche per chi come me conosce poco o nulla dell'argomento. Mi ha chiarito non poche cose, per cui ti ringrazio.
    Com'è che non si può condividere su FB??? :-(
    Mariangela

    Anonimo ha detto...

    Come non detto riguardo alla mancanza di possibilità di condivisione su FB... quando ho ricaricato l'articolo me l'ha data, a differenza della prima volta, per cui ho proceduto.
    Grazie di nuovo!
    Mariangela

    Anonimo ha detto...

    Ciao, Federica, ottimo articolo, molto professionale, i miei complimenti.
    Pompeo

    Anonimo ha detto...

    Come al solito è un articolo interessantissimo. Ti vorrei chiedere se ci scrivi un articolo dedicato al disturbo dell' ansia. Non a caso. Aurora

    Gabry Dalla Costa ha detto...

    Interessantissimo come sempre Federica!

    Grazie!

    Anonimo ha detto...

    Veramente un tema interessante. Grazie Federica! :) Personalmente ho avuto grossi problemi con il mio primogenito dai 2 ai 4 anni che mi facevano pensare all'autismo (problemi di relazione, rumori e soprattutto esasperante ripetizione di gesti e parole anche per ore, comportamenti "ritardati" insieme a manifestazioni di intelligenza superiori alla sua fascia di età. Poi per fortuna è andato gradatamente migliorando da solo tanto che l'inserimento a scuola ha avuto solo un paio di mesi di difficoltà e ora interagisce come gli altri.
    Isabel

    Anonimo ha detto...

    Grazie infinite per la professionalità con cui è stato scritto questo articolo. Ho un collega che è affetto da questa malattia (forse con un grado non eccessivamente grave) e purtroppo i genitori non l'hanno mai "digerita" per cui pretendono cose che non è in grado di soddisfare e così spesso lui, sentendosi solo e non capito cade in forti stati di depressione. Non è facile aiutarlo soprattutto in questi periodi di forte frustazione.

    Federica ha detto...

    Ci penserò, Aurora. Grazie, Gabry Della Costa e Isabel. Spero che il suo collega riesca a superare il bisogno di soddisfare l'ego dei suoi genitori, Anonimo. Buona serata!

    Anonimo ha detto...

    Grazie dottoressa, sono M.A. io e Clarissa siamo disponibili per dare informazioni sul metodo Delacato e raccontare la nostra esperienza a chi è interessato. Sono molto contenta che lei abbia deciso di scrivere su questa tematica per far conoscere che una possibilità esiste. Un caro saluto M.A.

    阿童木 ha detto...

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